Ita Eng Spa Fra Ger

GAMBATESA

Gambatesa
Gambatesa è posta su una collina tufacea, ricca di olivi, che si estende verso la vallata sottostante. Il centro storico, addossato al castello, costruito in prevalenza in pietra, conserva le caratteristiche architettoniche del passato.
Video del borgo
https://www.youtube.com/watch?v=XdpW5g-tiOY
Borgo di Gambatesa
Gambatesa
è un suggestivo borgo collinare situato in provincia di Campobasso, in Molise, affacciato sulla valle del Fortore e sul vicino Lago di Occhito.

Gambatesa è un borgo del Molise con radici che risalgono almeno all’epoca romana, sviluppatosi come insediamento longobardo nell’VIII secolo e poi feudo normanno retto dalla famiglia omonima, prima di passare, nel corso del Trecento e del Quattrocento, attraverso le mani dei Galluccio e dei Di Capua, che ne lasciarono il segno più duraturo trasformando il castello in dimora rinascimentale.

In epoca normanna il controllo del territorio era affidato alla famiglia Gambatesa. Il castello si consolidò tra la fine del XIII e il XIV secolo, durante il periodo angioino, sempre sotto lo stesso casato. Nel 1399 Ladislao di Durazzo concesse il feudo ai Galluccio di Napoli, e nel secolo successivo la signoria passò ad Andrea di Capua, da cui il castello prende il nome tuttora in uso.
Nel 1586 i Di Capua cedettero il feudo a Ferrante Lombardo, barone di diversi territori del regno, che nel 1592 ottenne da Filippo II di Spagna il titolo di primo conte di Gambatesa. La contea transitò poi, per via matrimoniale, dai Lombardo ai de Alarcón y Mendoza, e quindi, agli inizi del XVIII secolo, ai Ceva Grimaldi, ultimi feudatari, che mantennero il castello fino alla fine dell’Ottocento, quando lo vendettero al conte Guglielmo de la Feld.

A Gambatesa i luoghi principali da visitare sono il Castello di Capua, con il suo ciclo di affreschi cinquecenteschi, la chiesa parrocchiale di San Bartolomeo Apostolo e la chiesa di San Nicola, tutte concentrate nel nucleo storico del paese.
Castello medioevale
Video

https://www.youtube.com/watch?v=GbIFyoxd8NM
Tra i principali elementi del patrimonio storico e architettonico del comune figura il castello medievale, a tre piani.

Più che una fortezza appare come un palazzo gentilizio che compare, maestoso, appena ci si immette sulla piazza.

Di pianta quadrangolare, l’edificio conserva affreschi rinascimentali di notevole valore, eseguiti da Donato di Copertino.

Il Castello ha origini medievali ma, a partire dal Quattrocento, venne trasformato in una dimora rinascimentale.

Punto strategico per il controllo delle vie di transumanza tra Puglia ed Abruzzo, fu dimora della famiglia di Capua.

Le sale interne sono per la maggior parte decorate con l’importante ciclo affrescato commissionato da Vincenzo di Capua e realizzato nel 1550 da Donato da Copertino (Decumbertino), seguace di Giorgio Vasari.

Attraverso episodi mitologici e biblici, personaggi della storia antica, paesaggi vedute e allegorie, sono esaltate le virtù della famiglia di Capua. Donato, che prima seguì molti lavori del Vasari soprattutto a Roma, fece di questi affreschi un concentrato di soggetti, allegorie e tecniche di affresco tipici del primo cinquecento.

Così accedere al Salone delle Virtù, alla Sala delle Maschere, alla Sala del Pergolato, alla Sala del Cammino e allo Studiolo, è come sfogliare un libro di arte del Manierismo. In altre ampie sale, dove si possono ammirare anche interessanti dettagli architettonici tardo medioevali, sono ospitate, in due mostre, parte delle collezioni Praitano ed Eliseo e parte della collezione Musa. Si tratta di collezioni di pitture che vanno dall’età moderna all’età contemporanea.

Il percorso di visita del Castello
Video

https://www.youtube.com/shorts/QExYnk4LZGU
Il ciclo di affreschi interessa tutte le stanze del piano nobile. Nell'atrio gli episodi frammentati degli Amori di Zeus; nella Sala del Camino è celebrata la Virtus del Casato dei di Capua; seguono la Sala detta dell'Incendio per la rappresentazione della distruzione di Sodoma tra le fiamme; la Sala delle Maschere, la più complessa per il tema metaforico della sottomissione umana alla volontà divina e per la quantità di raffigurazioni simboliche. In questa sala si trova anche il clipeo con la firma dell'autore del ciclo pittorico: IO DONATO PINTORE/ DECUMBERTINO PINSI/A DIE MENSI AUGUSTI NEL/L ANNO DEL CINQUANTA. Nella stessa sala anche lo stemma dei di Capua - del Balzo, famiglie unite con il matrimonio tra ferrante di Capua e Antonicca de Balzo agli inizi del XVI secolo. Procedendo oltre, affrescate con il tema paesaggistico che conferisce spazialità all'ambiente, che viene disegnandosi open-air, la sala del Pergolato con allusione alla floridezza del feudo, e quella del Canneto. Si procede poi verso il Salone delle Virtù con la raggiera policromatica sul soffitto, metaforicamente riassuntiva dei clipei delle virtù umanizzate sulle pareti e verso lo studiolo a tema mitologico.
 Atrio. Gli affreschi sulla volta raffigurano gli amori di Zeus, tratti dalle metamorfosi di Ovidio, un tema molto popolare nel Cinquecento. Negli affreschi frammentari si riconoscono i seguenti episodi: Io posseduta da Zeus sotto forma di nuvola; Europa rapita da Zeus nelle sembianze di un toro bianco; Danae posseduta da Zeus sotto forma di pioggia d'oro.
 Sala del Camino. La sala si caratterizza per la presenza del camino su uno dei lati corti del perimetro. Nella parete di fondo vi è forse la celebrazione della casata nella figura di Giovanni di Capua, noto per aver salvato la vita al re Ferdinando II d'Aragona nel 1495.
 Sala dei Paesaggi o dell'Incendio. Una piccola porta affrescata con un finto tendaggio consente l'ingresso in questa sala che presenta una serie di pitture di paesaggio, tra cui quella che è stata identificata come la rappresentazione di Ponte Milvio.
 Sala delle Maschere. In questa Sala Minerva, emblema della saggezza e ispiratrice di buon governo, è affiancata da una civetta, simbolo della sapienza e attributo della dea. Un ulteriore riferimento a Minerva si trova nell'iscrizione che attesta l'opera del pittore Decumbertino e la data della sua esecuzione, il 1550. Il nome dell'artista è catturato nella ragnatela di Aracne, l'abile tessitrice che sfidò Minerva in una gara nella quale uscì sconfitta e trasformata in ragno.
 Sala del Pergolato. la sala è decorata con un trompe l'oeil raffigurante un pergolato, in cui tra paesaggi della campagna romana è raffigurata una battaglia navale, forse la battaglia di Otranto del 1480, durante la quale perse la vita Matteo di Capua. Battaglia rappresentata anche in una sala del Castello di Specchia, dove si vedono le truppe aragonesi guidate probabilmente da Matteo di Capua sotto le mura di Otranto. Forse Porta alfonsina.
 Salone delle Virtù. Gli affreschi hanno come fine la celebrazione delle virtù di Vincenzo di Capua: carità, fortezza, prudenza, giustizia, pace e fede.
 Sala del Canneto. Nell'affresco compaiono paesaggi fluviali con ruderi di edifici e architetture medievali. La piccola sala forse fungeva da accesso a un ambiente più riservato, lo Studiolo.
 Studiolo. La scelta degli episodi mitologici che trattano di amori combattuti (Erse, Amore e Psiche) potrebbe indicare la destinazione dell'ambiente come camera da letto.

Chiesa di San Bartolomeo
Interessante è anche la chiesa di San Bartolomeo, restaurata dal 1887 al 1891, divisa in tre navate, con archi a tutto sesto.

Situata al centro del paese, nelle immediate vicinanze del castello medioevale, fu consacrata dall'arcivescovo di Benevento Cardinale Orsini (poi papa Benedetto XIII) il 16 luglio 1696. È a tre navate, divise da 12 pilastri, congiunti con archi a tutto sesto; misura 34 metri di lunghezza, 16 di larghezza e 10 di altezza. Inutile cercare nell'edificio un preciso stile architettonico, avendo subito continue modificazioni nel corso dei secoli. Nel complesso risulta uno stile rinascimentale. Il portale della chiesa è in pietra ed è sormontato da un timpano triangolare sorretto da mensole. Rivela una possibile datazione al XVI secolo riconducibile al fonte battesimale del 1523.
Sulla facciata del campanile si può ammirare un trittico costituito da tre pannelli che raffigurano la Vergine (al centro), S. Bartolomeo apostolo e l'Agnello crucifero (ai lati). All'interno della chiesa, presso il presbiterio, vi è il fonte battesimale, costituito da un'ampia vasca su una base cilindrica. La vasca è decorata con due stemmi: quello del Comune e dei De Capua; tra i due stemmi c'è la data: 1523. Sempre nel presbiterio c'è il coro in legno di artigianato locale.

L'attuale altare maggiore (che sostituisce quello vecchio in mattoni e gesso eliminato perché in stato di grave degrado e privo di ogni valore artistico), è stato costruito con i marmi del pulpito ormai fuori uso.

Chiesa di San Nicola
Da vedere anche la chiesa di San Nicola, situata nel centro del paese. Sulla piazza vi è una croce viaria, in pietra. 

La chiesa di San Nicola risale ai secoli XIV-XV, fu edificata sotto il titolo di San Sebastiano, situata fuori la terra di Gambatesa, in una zona campestre ed officiata dal 1586 al 1653 dai minori conventuali di S. Francesco detti della "Scarpa", che abitavano l'annesso convento loro concesso dall'università con atto del 7 novembre 1586. Soppresse le piccole comunità religiose da Innocenzo X la chiesa e il convento furono abbandonati. Con il terremoto del 1688 si aggravarono le condizioni già molto deteriorate dell'edificio e nel 1695 fu oggetto di dispendiosi restauri.

Rinnovata la chiesa l'arcivescovo di Benevento Orsini (poi papa Benedetto XIII) vi fece trasferire le suppellettili dell'antica e abbandonata chiesa di S. Nicola al Serrone. La chiesa di S. Nicola è oggi un piccolo gioiello d'arte sacra romanico-rinascimentale dalla linea architettonica semplice e linda con la facciata a timpano. Presenta all'interno ad una sola navata, alcune pregevoli tele di notevole interesse, restaurate per opera della Sovrintendenza alle Belle Arti.
Tradizioni e gastronomia
Le manifestazioni che si svolgono a Gambatesa nel corso dell’anno sono molte. La festa del Santo Patrono si celebra il 24 agosto ma è molto sentita anche la rappresentazione della Sacra Famiglia il 19 marzo e la processione con benedizione degli animali in occasione della Festa di Sant’Antonio del 13 giugno. L’ultima domenica di luglio si celebra la festa della Madonna delle Traglie, legata alla festa del 15 agosto dedicata alla Madonna dell’Assunta, per auspicare un buon raccolto. La tradizione a cui si è maggiormente affezionati, però, è quella del 31 dicembre. Nella notte di capodanno infatti rivivono le “Maitunate“, filastrocche e sfottò sui paesani, che gruppi di persone cantano andando di casa in casa.
Riguardo la gastronomia, piatto tipico sono i cavatielle al sugo, pasta cavata a mano e condita con sugo di carne di maiale.
Dove mangiare a Gambatesa
A Gambatesa (Campobasso) ci sono diversi punti di ristoro dove gustare piatti tipici del Molise, pizze e cucina tradizionale:
Ristorante Pizzeria Stanlio Ollio & Peperoncino
Via Nazionale Sannitica, 113, Gambatesa (CB)
+39 388 694 1410
Cucina tipica molisana con rivisitazioni moderne, pizze e specialità come la tartare con stracciatella e tartufo estivo. È molto apprezzato per l'atmosfera familiare.
Ristorante Pizzeria Stanlio Ollio & Peperoncino su Tripadvisor
Pagina Facebook ufficiale
Bar Ristorante Pizzeria "13 Archi"
Contrada Defenza (o Contrada Ponte 13 Archi), Gambatesa (CB)
+39 353 317 7642
Trattoria a conduzione familiare con oltre 50 anni di storia, situata lungo la SS 645 (Fondo Valle del Tappino). Tra i piatti forti ci sono i cavatelli fatti in casa e il baccalà, oltre a un'ottima pizza. [1, 2, 3]
Da Cristoff
Via Nazionale Sannitica, Gambatesa (CB)
+39 334 949 9167
Pizzeria e punto ristoro con un ottimo rapporto qualità-prezzo, ingredienti freschi e genuini
Gambatesa
VIDEO

https://www.youtube.com/watch?v=GbIFyoxd8NM
https://www.youtube.com/watch?v=50YC_JrXVck